Garm Wars – L’ultimo druido ( 2014)

In un mondo dove i soldati (cloni) di tre tribù militari sono bloccati in una battaglia perpetua fra aria, terra e la tecnologia , un clone è separato dalla battaglia e si ritrova in fuga con un gruppo di compagni improbabili , in un viaggio alla ricerca di risposte .

Alla regia di questo strano lungometraggio Jappo-Canadese troviamo un volto molto noto a chi conosce un pochino il mondo Anime\Manga ovvero Mamoru Oshii , che in passato ha diretto cose tipo il primo ( ed il secondo ) lungometraggio su Ghost in Shell ( per dire Mamoru è il personaggino che i Sorelli Wachowski hanno sempre fra le loro citazioni ) e Lamù oltre altre svariate opere fra live action ed animazione , un regista che ha un modo tutto suo di concepire vita ed arte , sbattendosene altamente dei gusti della massa.

Nei primi 10 min di Garm Wars veniamo gettati nel vivo della battaglia , senza preamboli di nessun tipo e veniamo bombardati con una spaventosa massa di informazioni degna del Silmarillion ( complice la voce fuori campo che narra la storia dei Garm), in totale la pellicola dura 90 minuti ma Oshii ha creato un intera mitologia confusionaria fatta di posti,razze, nomi e filosofie, veramente complesse e che non ci saranno spiegate del tutto,forse c’era ( e potrebbe esserci ancora ) l’intenzione di proseguire con la narrazione in altri capitoli, ma visto come film solitario per me risulta complesso ( forse un pochino meno a chi conosce le opere di Mamoru) e parzialmente incompiuto , ma assolutamente bello da vedere.

Il cast si concentra solo sull’improbabile branco che si viene a creare , formato da esseri di ogni fazione , abbiamo la Columba (eviterò battute tipo vola columba bianca vola) Khara 23  interpretata da Mélanie St-Pierre  ed il suo avversario Briga di nome Skellig ovvero Kevin Durand ( The Strain , Lost) , Lance Henriksen ( Alien vs. Predator )  è l’eretico Kumtakt Wydd , il cast compie una discreta prova, ma la natura stessa di Garm wars rende le loro interpretazioni “strane”.

Difficile quindi dare un voto complessivo all’opera, il 6 è il voto più equilibrato e rispettoso del noto regista,lo consiglierei solo a persone già rodate con questo genere , in grado di coglierne le sfumature e l’elevato simbolismo andando oltre la coltre di pesante CGI , per gli altri è un azzardo in un genere di cinema che si ama o si odia .

il simbolo del cinema di Mamoru Oshi

Stay Tuned