Ok il gender è giusto: il futuro dei casting è 3.0?

Ok il gender è giusto: il futuro dei casting è 3.0?

C’è stato un tempo in cui le case di produzione cinematografica potevano scegliere liberamente il regista che ritenevano migliore per la propria pellicola basandosi sulle sue qualità, cosi come quest’ultimo una volta accettato di dirigere avrebbe liberamente scelto il cast di attori che voleva al suo fianco. Certo, doveva sottostare a qualche forzatura sul protagonista, avere dei limiti sul budget e molte altre cose che avvengono dietro le quinte del magico mondo dello spettacolo ( Vedi #MeToo), ma tolto tutto questo poteva essere libero. 

Il mondo però si è evoluto, siamo entrati nell’epoca delle pari opportunità, anche cinematografiche, un paradiso per gli sceneggiatori ai quali basta scongelare uno script ibernato da 20 anni e ribaltare il sesso dei protagonisti per tentare la via del successo – come in Ghostbuster e Ocean’s 8 – con alterne fortune. 

è tutta questione di sesso

Ma la realtà è che nel futuro ci aspettano casting 2.0, con gli spettatori “futuri” in grado di scegliere l’attore giusto per il ruolo giusto assieme alla produzione, magari con un bel sondaggio di quelli che girano su Instagram. 

Una possibilità non tanto remota, visto che già ora i “non ancora spettatori” sono in grado di influenzare la produzione e gli attori al punto tale da costringere l’attrice più pagata di Hollywood, Scarlett Johansson, a rinunciare al ruolo di protagonista nella pellicola Rub & Tug

La pellicola avrebbe dovuto vedere la Vedova Nera del MCU vestire i panni di Jean Marie Gill, che nella Pittsburgh degli anni ’70 e ’80 fece successo gestendo un centro massaggi dove veniva anche praticata la prostituzione, il tutto dopo aver assunto l’identità di un uomo, Dante “Tex” Gill. Alla fine Gill è stato arrestato e ha scontato sette anni di prigione per evasione fiscale
L’idea che una donna interpretasse un ruolo di una transgender ha però trovato il muro della comunità LGBTQ, che ha protestando invitando la produzione a scegliere un attore Transgender per il ruolo. 

scarlett_johansson_feat

Questo tipo di situazioni paradossalmente potrebbe andare contro le pari opportunità tanto sventolate, considerando in pratica una persona “in pace con la propria sessualità naturale” non all’altezza di interpretare il ruolo a priori, senza aver mai visto l’attrice in questione interpretare un ruolo con simili caratteristiche. 
Senza contare che di fatto l’aumentare della pressione dell’opinione pubblica sulla scelta di attori e registi toglie libertà alle produzioni, che si ritrovano a dover accontentare il pubblico per evitare possibili bombardamenti mediatici nel momento dell’uscita in sala. 

Un paradosso simile a quello del mondo dei DJ, che vede i proprietari delle discoteche dare l’opportunità al giovanotto di turno di suonare nel proprio locale, ma solo se portano gli amici. Cosi gli studios accontenteranno i lamentosi, nella speranza che questi siano poi presenti in sala nel momento dell’uscita, dando di fatto vita ad una sorta di “televoto” dove è il pubblico a poter scegliere. 

Ora, prima di concludere, provate un attimo a pensare a Mrs Doubtfire, alla prestazione del compianto Robin Williams, che fondamentalmente ( si lo so è diverso nella sostanza) interpreta duplice ruolo di uomo e di donna,  oppure al più calzante esempio di The Danish GirlEddie Redmayne. 

Pensate forse che le loro prestazioni non siano all’altezza? L’importanza nel cinema andrebbe data alla bravura di un attore nell’interpretare il ruolo che gli viene assegnato, qualunque sia il suo colore o il suo sesso.  Ben venga l’aumento degli attori transessuali nel mondo di Hollywood, ma devono essere scelti perchè all’altezza e non per la loro sessualità.